Racing Car Design: vincono le belle.

Pubblicato il 27 ottobre 2009

L’ing. Di Pietrantonio spiega la sua opinione riguardo il design delle auto da corsa. Quanto √® importante la bellezza? Quanto conta la tecnologia?

Enzo Ferrari. il mitico Enzo Ferrari. Si, lui proprio lui √® stato, senza volerlo, il pi√Ļ grosso ostacolo allo sviluppo del racing car Design. Negli anni 60, intervistato da stuoli di giornalisti dichiarava in ogni occasione che la macchina da corsa pi√Ļ bella √® quella che vince. Non sono d’accordo.

L’approccio pragmatico tipicamente anglosassone di identificare la bellezza con la principale funzione per cui l’auto √® stata costruita non paga. O almeno, non paga nel lungo periodo. Sostengo invece che come per tutte le cose il brutto non pu√≤ essere nemmeno funzionale. Un’auto da corsa brutta a gioco lungo non potr√† nemmeno essere vincente. Molti cultori dello sport dell’automobile potranno dissentire portandomi ad esempio auto brutte e goffe che pure hanno vinto. E quindi Enzo Ferrari aveva ragione.

Mi spiace per il mito, ma Enzo Ferrari per questa idea era miope. La carriera di un’auto da corsa non si giudica solo per il periodo, breve, di vita agonistica, ma nel tempo. E’ vero che alcune auto pur brutte hanno vinto, ma di queste nessuna ha varcato con successo la soglia del tempo. Il periodo di fulgore delle auto da corsa dura pochi pochissimi anni, poi, quando i regolamenti la escludono diventa un oggetto senza funzione. E qui si consuma la tragedia perch√© il brutto rimane brutto e il bello rimane bello.

Quali auto da corsa del passato sono amate dagli attuali proprietari? Quali sono le prime donne delle aste internazionali? La risposta è facile: le auto si vincenti ma anche belle. Le immortali semplici ed essenziali Bugatti, le prime Bentley, le tante Ferrari e Maserati degli anni 60, le splendide inarrivabili Alfa Romeo.

Racing car design, Alfa 33 Scaglione

Alfa 33 Scaglione

In genere nessuno si accapiglia per le monoposto o altre auto turismo o sport che pur vincenti non hanno il dono della grazia di linee e volumi armoniosi. Anzi per certi aspetti davvero sorprendenti alcune auto del passato che non hanno vinto niente hanno raggiunto quotazioni proibitive proprio per la loro sempiterna bellezza e purezza delle linee.

Qualcuno ricorder√† le prime Alfa Romeo 33 sport prototipo progettate dall’ing Carlo Chiti. Negli anni 60, soprattutto nelle versioni 2000 cm3 non hanno vinto praticamente niente eppure le quotazioni sono altissime.
Le splendide Bizzarrini 5300 stradali quali gare hanno vinto? Nessuna, eppure le linee mozzafiato le hanno fatto assurgere ad oggetto del desiderio tra i collezionisti dal palato fine.

Qualcuno obietter√† che anche le monoposto, soprattutto se di F1, a volte hanno alte quotazioni. Se ben si esamina il profilo del compratore si scopre per√≤ che questo √® un pilota che intende provare emozioni utilizzandole in gare storiche. Potrebbe trattarsi, oppure, di un cliente facoltoso sensibile alle politiche di marketing messe in campo da astute case d’asta. A riprova basta notare che le quotazioni delle monoposto delle formule minori sono in pratica insignificanti. Molte volte valgono meno di auto d’epoca di serie di larghissima diffusione.

Cio√® dove non arriva il marketing o il piacere dell’ utilizzo il mercato del racing car stilisticamente non significativo langue. Ecco allora dimostrato l’assioma che vincente √® necessario nel breve periodo ma bello √® indispensabile nel lungo periodo. Sembrer√† strano, ma le convinzioni del mito, Enzo Ferrari, hanno condizionato pesantemente il racing car design.

Vogliamo una controprova? All’interno dei team di progettazione delle auto da corsa trovano ben poco spazio gli stilisti. Nessun costruttore di Formula 1 prevede un seppur piccolo centro stile. La Ferrari costruttore di auto da corsa per antonomasia conta addirittura svariate centinaia di progettisti, ma coerenti col pensiero del fondatore, nessuno si preoccupa dello stile. Dallara, forse uno dei migliori costruttori generalisti, non si avvale di un centro stile. Si potrebbe continuare ancora a lungo.

La Picchio invece, √® uno dei pochi costruttori, se non l’unico, a prevedere espressamente un centro stile. Le auto devono essere si vincenti e performanti ma anche belle ed innovative. Fare auto vincenti oggi significa molto, forse soprattutto, grandissima cura dell’aerodinamica. Ma l’aerodinamica √® la morte dello stile? Forse s√¨, ma questa √® la vera sfida che la Picchio lancia ai propri aerodinamici e progettisti: litigate, innovate, create ma le due funzioni devono andare a braccetto.

Bozzetto Picchio DP3

Bozzetto di stile per la Picchio Dp2

Non pu√≤ esistere una Picchio brutta n√© tantomeno un’ aerodinamicamente inefficiente.

Una vecchia convinzione popolare accomuna donne e motori. Anch’io; e dico che una donna pu√≤ essere anche molto efficiente e quindi adatta alla riproduzione ma se √® brutta potrebbe avere qualche problema. Quindi IL RACING CAR DESIGN √® indispensabile.

Ma essendo questo ramo del Car design una scienza sconosciuta sarebbe interessante fissarne i paletti, i bisogni e gli obbiettivi. Come detto l’auto da corsa ha una funzione primaria da ottimizzare: le prestazioni. Ma questa risulta condizione necessaria ma non sufficiente per esprimere in pieno le funzioni dell’auto da corsa. Deve essere anche bella e accattivante. Non dimentichiamo infatti che oltre tutto l’auto da corsa √® anche un manifesto, uno spazio dinamico per pubblicizzare gli sponsor. Un’ auto bella √® anche fotografata. Raggiunge quindi pi√Ļ facilmente uno dei principali obbiettivi delle corse: soddisfare le aspettative degli sponsor.

Rendering virtuale per lo studio preliminare del design della Picchio Dp2.

Rendering virtuale per lo studio preliminare del design della Picchio Dp2.

E’ nato prima l’uovo o la gallina? Senza sponsor non si corre, non si sviluppano nuove tecnologie. Ma se i risultati non sono buoni non si raggiungono nemmeno i mezzi di comunicazione e non si attirano gli sponsor. Allora cos’√® pi√Ļ importante? Entrambe le caratteristiche, l’una sostiene e supporta l’altra. Il compito del designer di auto da competizione √® quello di comunicare mediante le forme e i volumi il principale messaggio da veicolare: dinamismo ed alta tecnologia.

E’ importante quindi saper reinterpretare le peculiarit√† imposte dagli ingegneri. L’aerodinamico vuole deportanza ed efficienza, il dinamico vuole baricentro basso, ed ottimale distribuzione dei pesi. Ma la gestione in pista deve consentire interventi rapidi ed efficaci in caso di incidente ma anche regolazioni fulminee. Tutto deve essere leggero e pratico. La carrozzeria deve potersi smontare e rimontare rapidamente senza attrezzi.
Le superfici devono consentire una facile leggibilit√† ed esposizione per i loghi degli sponsor. Per attirare sguardi ed attenzione un’auto da competizione deve esprimere anche la gioia della velocit√†. Senza dimenticare che l’estetica deve comunicare agli spettatori tutte le alte tecnologie che di solito la carrozzeria copre e riveste.
Gli interni devono essere spartani e leggeri ma devono sollecitare la fantasia degli spettatori per potersi identificare con i piloti, veri, nell’inconscio collettivo, cavalieri del rischio.

La livrea: le auto di serie non hanno questa variabile. Il car designer gioca su pochissimi sobri colori, l’intersezione di superfici lucide verniciate con altre luccicanti e cromate. In fin dei conti dispone di una tavolozza con pochi colori. Completamente diverso √® il compito dello specialista di auto da competizione. La scelta √® ampia, anzi colori sgargianti ed ardite rappresentazioni grafiche sono quasi d’obbligo.Ecco allora una specializzazione nella specializzazione e lo stilista deve e pu√≤ diventare anche un raffinato grafico. E chi meglio di chi ha disegnato le superfici pu√≤ ingentilire, o incattivire, o rendere pi√Ļ elegante una carrozzeria?

Studio di una livrea castomizzata per lo sponsor. Picchio Sr2.

Studio di una livrea castomizzata per lo sponsor. Picchio Sr2.

Ma il racing car design non è e non può essere solo stile, grafica e intensi scambi con gli ingegneri progettisti.
Le auto da corsa vivono tempi frenetici fulminei, normalmente si deve passare dal foglio bianco alle prime prove in pista in meno di sei mesi. Allora un uso intenso e professionale delle tecnologie CAD CAM è assolutamente indispensabile. Un racing car designer che non usa con grande padronanza un evoluto strumento di CAD CAM è come un pistolero senza pistola, un contadino senza zappa, un chirurgo senza bisturi, cioè una nullità.

E come se non bastasse il racing car designer deve conoscere fino in fondo le tecniche di produzione ma deve concepire le superfici in maniera che modelli e stampi possano essere realizzati a grande velocità. Deve conoscere i materiali, soprattutto i compositi e deve conoscere le tecnologie di produzione.

In conclusione il racing car designer non è proprio un mestiere facile ma è tanto, tanto, dannatamente eccitante.

Francesco Di Pietrantonio

Tags: , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Comment by staff — 11 11 2009 @ 18:36:05

    Ha ragione.La Natura fa sempre meglio dell’uomo.Per questo è importante perfezionarsi sempre dando spazio Рalmeno a livello progettuale Рalla ricerca e all’innovazione che da essa consegue. Fdp


  2. Comment by Paolo Spadaccini — 29 10 2009 @ 10:15:10

    Buongiorno Ing. di Pietrantonio,
    Sono d’accordo con quanto da Lei scritto e approfitto per approfondire la sua tesi facendo un semplice paragone: la bellezza di un fiore, il suo fascino e la sua delicatezza sono anche delle creazioni “ingegneristiche universali” di un livello elevatissimo frutto non solo di millenni di perfezionamento ma anche di una ricerca dell’essenziale per il soddisfacimento di ogni esigenza con il pi√Ļ alto rendimento; Se i progettisti potessero/riuscissero ad avere questo sguardo pi√Ļ ampio credo che nascerebbe qualcosa di pi√Ļ, quasi inarrivabile.

    A presto



Lascia un commento